8) Berkeley. Sull'attivit della mente.
L'attivit della mente  straordinaria, ma ha dei limiti. Vi sono
sensazioni che non dipendono dal mio volere, esse s'impongono a
me. C' quindi qualche altro volere o spirito che le produce.
G. Berkeley, Trattato sui princpi della conoscenza umana, Parte
prima ( pagine 252-255).

Io trovo che posso eccitare le idee nella mia mente a piacere, e
variare e cambiare la scena quante volte lo credo opportuno. Non
occorre pi che volerlo, e subito questa o quella idea sorge nella
mia fantasia; e dallo stesso potere  obliterata, e fa strada ad
un'altra. Questo fare e disfare le idee fa con molta propriet
chiamare attiva la mente. Tanto  certo, e fondato su
l'esperienza: ma quando noi parliamo di agenti non pensanti, o di
eccitar idee senza volizione, noi non facciamo che divertirci con
le parole.
Ma qualunque potere io possa avere sui miei pensieri, trovo che le
idee presentemente percepite dai sensi non hanno un'eguale
dipendenza dal mio volere. Quando in pieno giorno io apro gli
occhi, non  in mio potere scegliere se vedere o no, o determinare
quali particolari oggetti si presenteranno alla mia vista; e
parimenti quanto all'udito e agli altri sensi, le idee impresse su
di essi non sono creature del mio volere. C' quindi qualche altro
volere o spirito che le produce.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
tredicesimo, pagina 726.
